Translate

venerdì 14 febbraio 2014


E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del mondo di Daisy. Aveva fatta molta strada per giungere all'estremità di questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
"Il grande Gatsby" (FRANCIS SCOTT FITZGERALD - 1925)

lunedì 10 febbraio 2014

Convertita! (il finale de “Il Santo”)

Jeanne lo interroga affannosa, egli non risponde, geme, guarda qualche cosa accanto al letto e Jeanne offre un bicchiere d’acqua, gli vede scotere il capo, si dispera di non capire. Ah, il Crocifisso, il Crocifisso! La suora alza il lume da terra, Jeanne porge il Crocifisso a Piero che gli affligge le labbra e la guarda, la guarda con gli occhi grandi, vitrei, dov’è la morte. La suora getta un grido, corre a chiamare il padre. Piero guarda Jeanne, guarda Jeanne, si sforza di prendere il Crocifisso a due mani, di alzarlo verso lei, le sue labbra si agitano, si agitano, non ne esce suono. Jeanne si raccoglie nelle proprie le mani di Piero, bacia il Crocifisso di un bacio appassionato. Egli chiude allora gli occhi, il suo volto s’irradia di un sorriso, si piega un poco sulla spalla destra, non si move più.
Antonio Fogazzaro – “Il Santo” (1905)


L’urgenza e l’intensità di questo finale sono straordinarie. Tutta l’ultima parte è incalzante e drammatica, grazie anche all’uso del tempo presente, dei periodi brevi e talvolta fatti risuonare a trasmettere ossessione. Nonostante l’esito annunciato, ecco il finale con la conversione di Jeanne, conversione che possiede una forza tale da ricordare quasi un esorcismo.

giovedì 6 febbraio 2014

Lo Stato, anche nel 1905

"Egli non levò dal giornale il capo grave di conscio potere. Lo levò quando gli piacque e guardò con occhi noncuranti l’atomo di popolo che aveva davanti a sé." 
"Del resto la santità non è mai reale, è sempre, più o meno, una idealizzazione che lo specchio fa della immagine. Se c’è una santità è quella dello specchio."
"Io non sono credente ma però apprezzo il principio religioso come elemento di ordine pubblico, e questo è poi il sentimento dei miei superiori, è il sentimento del Governo"

Antonio Fogazzaro, "Il Santo" (1905)

Oh-mio-dio! Ma si può scrivere in modo così divino (sempre se non ti chiami Francis Scott Fitzgerald)?

Noi, sulla gente


- Odi la gente?
- Non li odio, ma mi sento meglio quando non ci sono in giro.


“Stiamo tutti tentando di farcela, in una maniera o nell’altra, tentando di trovare l’amore, tentando di trovare il sesso, tentando di trovare un po’ di pace e un po’ di senso prima di gettare la spugna.”

Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.

Charles Bukowski.

Immobile fra le tenebre, ella non udiva

"Jeanne entrata nella sua camera, non pensò a dormire né a coricarsi. Spense la luce e sedette sul letto. Strepiti di carrozze sonavano nella via, passi e fruscii di vesti femminili nei corridoi; immobile fra le tenebre, ella non udiva."

A. Fogazzaro - "Il Santo" (1905)

mercoledì 5 febbraio 2014

Anche questo atomo del tempo passerebbe in breve...


"Nessuno lo avrebbe visto entrare in Vaticano fuorché la corona spettrale dei Santi, ritti là in faccia sopra il giro dell’altro colonnato. I Santi e le fontane gli dicevano insieme che a lui pareva di vivere un’ora solenne ma che questo atomo del tempo ed egli stesso ed il Pontefice passerebbero in breve, si perderebbero per sempre nel regno dell’oblio, continuando le fontane il loro monotono lamento e i Santi la loro tacita contemplazione."
Antonio Fogazzaro - "Il Santo" (1905)